Tassa sulle bevande zuccherate: l’Italia ci sta pensando?

In Politiche alimentariby Elena Alquati2 Comments

Sono passati tre mesi da quando il Regno Unito ha inserito la tassazione per le bevande zuccherate, e il bilancio sembra essere positivo. Ma è  giusto tassare le bevande zuccherate? Funziona a livello di salute pubblica? L’ISS è d’accordo,  a patto che …

“La tassazione sulle bevande zuccherate penso sia un intervento importante che può ricavare risorse pubbliche che però devono essere poi reinvestite per cercare di migliorare le condizioni di vita dei cittadini meno benestanti”. Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi, sembra essere d’accordo: “tuttavia è bene sottolineare che questo genere di provvedimenti sebbene utili alla salute pubblica, non devono andare a inficiare lo stile di vita delle fasce di popolazione meno abbienti”. La preoccupazione del presidente è che le fasce  economicamente più deboli possano rivolgersi  a prodotti più abbordabili ma di qualità scadente e maggiormente nocivi per la salute.

Rapporto OMS

L’ “Independent High-Level”  Commissione sulle malattie non trasmissibili, ha appena pubblicato Il nuovo  rapporto dell’OMS, con l’obiettivo di ridurre del 30% entro il 2030, patologie importanti come cancro, obesità, diabete, responsabili di 41 milioni di morti ogni anno.

Il richiamo a questo problema è diretto non solo ai capi di stato, ma suggerisce di abbracciare una fascia di leader politici  ben più ampia:

  • Non solo i ministri della salute dovrebbero supervisionare l’andamento delle malattie non trasmissibili, ma dovrebbero essere coinvolti anche i capi di Stato e di governo;
  • Tutti i leader politici, compreso il livello subnazionale (es.: sindaci di città e comuni, ecc.) devono prendersi in carico questo problema, insieme al settore sanitario, per far progredire azioni mirate contro questo problema.

Responsabilità comune

Lo stato e il governo dovrebbero quindi sviluppare una plurisettorialità con un unico ente che si occupi di  “salute in tutte le politiche” e approcci intergovernativi, garantendo  un ambiente legislativo, normativo ed economico che consentirà l’integrazione per poter quantomeno ridurre le malattie non trasmissibili e della salute mentale.

Ad oggi, pochissimi paesi hanno raggiunto questo tipo di integrazione.

Cosa dicono sull’alimentazione?

junk food

Le raccomandazioni  ai governi per quanto riguarda l’alimentazione si riassumono in una serie di punti:

  • Rivedere l’etichettatura e regolamentare il marketing
  • Limitare il commercio di prodotti non sani (eccesso di zuccheri, sale, grassi saturi e trans) rivolti ai bambini, ed elaborare un codice di condotta internazionale.
  • Aumentare le tasse su tabacco, alcool e prodotti non sani.
  • Incentivare fiscalmente le aziende che promuovono la produzione di prodotti sani diminuendo marketing, disponibilità e consumo di quelli dannosi

L’America non è d’accordo

L’America non è d’accordo, e pone il veto sulla  tassazione delle bevande zuccherate, dichiarando che non è provato sia utile a migliorare la salute pubblica. Da questo veto ne deriva un rapporto ufficioso, divulgato da un agenzia di stampa americana che omette questa postilla della tassazione.

Naturalmente questo rapporto “ufficioso”,  ha avuto una grande approvazione dai colossi come Coca-Cola, Danone, Ferrero, ecc riuniti nell’International Food and Beverage Alliance

L’OMS non ci sta

Il portavoce OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus dichiara che è: “il rapporto di una commissione indipendente, non dell’Oms. L’Oms sostiene le proprie indicazioni basate sull’evidenza, compresi i benefici dell’utilizzo di politiche fiscali per ridurre l’esposizione a prodotti nocivi, comprese le bevande zuccherate”.

Elena Alquati – Food Consultant

Per maggiori approfondimenti

Comments

  1. Credo che qualunque politica fiscale se non supportata da provvedimenti di altro tipo…lasci il tempo che trova! Pensiamo alle sigarette. Anche se l’Italia è uno dei paesi in cui costano meno (e comunque parliamo di una media di 5€ al pacchetto!) non mi sembra che si sia visto nel corso degli anni una riduzione sensibile dei fumatori, anzi. In più sono proprio le classi meno abbienti quelle che fumano di più!

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