Lo zucchero fa male? Lettera aperta a uno scienziato

Ho una discreta conoscenza del cibo, e un curriculum di degna considerazione,  purtroppo i miei studi non sono riconosciuti, e se non fosse per il lungo periodo che ho passato lavorando con un noto medico, probabilmente  non sarei mai stata presa in considerazione, d’altronde come si può pensare di considerare chi studia l’energia del cibo: aria fritta.

Già perché questo è il mio punto di forza, studiare il cibo il base a punti di riferimento decisamente opposti alla scienza: io guardo l’insieme di un alimento in relazione al suo ambiente; la scienza estrae un micronutriente e ne inneggia le proprietà. Nessuna correlazione con la chimica di chi lo mangia, nessuna correlazione con la stagione, nessuna correlazione con l’ambiente,  nessuna correlazione con l’universo: nulla di tutto questo.

Quindi se io dichiaro che lo zucchero fa male, e un eminente scienziato, pur non avendo studiato alimentazione,  dichiara che fa bene, probabilmente, come già successo, mi sentirei dire che sono solo una “Food Consultant”.

Eppure Ippocrate non la pensava così, anzi…. Se ci mettessimo ad osservare con gli occhi dell’umiltà, i riscontri tra scienza e medicine millenarie sono palpabilissimi.

Ma andiamo oltre!

Un segnale dall’ambiente

Oggi  abbiamo l’epigenetica  che accorcia un po’ queste distanze!! L’entusiasmo nel cuore quando ho cominciato ad interessarmi a questa branca della scienza. Capire che i geni vengono regolati da stimoli esterni (ambientali, fisiologici, psicosociali) e non viceversa, e che solo dopo, agiscono con una sequenza di processi comportamentali e biologici in grado di influenzare l’adattamento del nostro organismo, mi sembra un grande punto di incontro:  la saggezza antica e la scienza moderna concordano sull’importanza dello stile di vita nel suo più ampio significato.

“ quando viene richiesta l’attività di un gene, è un segnale proveniente dall’ambiente, e non una proprietà derivante dal gene stesso, che attiva l’espressione di quel gene”. (Nijhout 1990)

ambiente segnale e proteine

“Le essenze (ambiente nel suo più ampio significato, emozioni comprese) passano da un essere all’altro …; esse raggiungono, secondo le affinità, gli organi che esse rigenerano e dove vengono elaborate. Le essenze sono il materiale pieno di vitalità di cui sono intessuti i viventi.”    da Huangdi Neijing Lingshu    

Spettacolare!! Poi però ti accorgi che il messaggio colto  da ciò che hai letto o studiato,  può non corrispondere al pensiero di chi l’ha scritto, soprattutto se la formazione professionale di base e diversa. Sono  però convinta che un punto in comune debba esserci,   per tutti: il buon senso!

Perché questo articolo

emisfero destro emisfero sinistro
emisferi del cervello

Quando ti approcci all’epigenetica arrivi per forza di cose a Bruce Lipton, autorità mondiale per quanto concerne i legami tra scienza e comportamento. Le sue rivoluzionarie ricerche sulla membrana cellulare hanno precorso la nuova scienza dell’epigenetica e hanno fatto di Lipton una delle voci più autorevoli della nuova biologia.

Bellissimo il suo libro “La biologia delle credenze”, anche perché mi ha fatto conoscere “PsyKei ®”, secondo cui noi abbiamo una personale realtà ed è solo nostra, determinata dal nostro sistema di credenze subconscie, che determinano la nostra percezione dell’ambiente che ci circonda come un filtro, e attraverso questa tecnica si possono cambiare queste credenze etichettate dal nostro subconscio, e cambiare la nostra realtà, ovvero la nostra consapevolezza nei confronti del mondo esterno.

Io sono diventata un facilitatore “PsyKei ®”, e, a me personalmente, è servito molto, ma per formazione, resto radicata al buon senso, e soprattutto cerco di applicare, per quanto mi è stato concesso conoscere sino ad ora, l’ordine dell’Universo. Di fatto sono un’esperta di alimentazione, studio il cibo, in una forma non scientifica, non sono una scienziata, quindi non sono indottrinata. Sono un esperta di dietetica e dietoterapia cinese, macrobiotica, ho studiato shiatsu, tuina, ecc. , quindi non penso di avere predisposizione alla chiusa per determinati concetti.

L’intervista

Mi sono imbattuta in una intervista di Bruce Lipton e alla domanda della giornalista:

BS: “Come possiamo cambiare le nostre percezioni o credenze fino a quel punto?”

Bruce Lipton risponde: La prima cosa è acquisire le nuove percezioni di come funziona la vita. Lasciare andare o riconsiderare le percezioni con le quali ci siamo formati, che, inevitabilmente, sono vittimizzanti: sono fragile, l’ambiente mi può attaccare, lo zucchero fa male. Queste sono credenze acquisite”.

Lo zucchero che fa male è una credenza? Ohibò! Sinceramente sono rimasta colpita da questa risposta. Ma aspettate perché poi continua così:

“Ma la questione è, sono veramente vere? Sono vere se questo è ciò che credi, dal momento che la percezione governa la biologia. Se sono programmato dalla percezione che lo zucchero è dannoso alla mia biologia e lo mangio, allora essendone a conoscenza intossico il mio sistema con la credenza, non con lo zucchero”.

Mi viene da riflettere

produzione artigianale canna da zucchero
canna ca zucchero

Lo zucchero (da canna), che non è assolutamente quello che noi conosciamo oggi,  ha una storia affascinante e antichissima; pare  furono i Polinesiani a portare la canna in Cina e in India intorno al 510 a.c. Saltando tutta la sua evoluzione e il suo arrivo in Europa, storia che vi invito ad approfondire, i primi zuccherifici (produzione di zucchero da barbabietola) iniziarono la produzione di ciò che oggi conosciamo con il nome di saccarosio (1747 Andreas Sigismund Marggraf) nei primi anni del 1800, e dal 1815, dopo il congresso di Vienna, la sua crescita fu inarrestabile.

Studi scientifici

I primi studi scientifici che fanno emergere i danni da zucchero risalgono al 1968, ma per ben 50 anni sono stati ben nascosti e questa notizia è emersa solo molto recentemente. La grande informazione e divulgazione, quanto meno in Italia, è arrivata nel 2007 con le nuove linee guida del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro. Prima di allora lo zucchero veniva consumato senza nessuna credenza, anzi, era un alimento di privilegio, e i suoi danni sono emersi, senza sapere della sua tossicità.

articolo il giornale: ricerche sullo zucchero insabbiate

La mente sicuramente prevale, ma usiamo il buon senso

Credo fermamente che la mente possa fare una grande differenza sulla guarigione, ma credo che alla base debba esserci comunque un  cambiamento nello stile di vita e nell’alimentazione. Ho visto molte persone guarire dal cancro, ma ne ho viste molte morire, e in alcune ho notato una differente predisposizione mentale nei confronti della malattia che ha fatto la differenza tra la vita e la morte. Penso anche che mangiare una fetta di torta con lo zucchero (saccarosio) ogni tanto (solo in occasioni particolari e che queste siano rare) non abbia mai fatto morire nessuno.

Ho fatto solo il corso base di PsyKei ®, dove mi hanno insegnato i primi passi su come comunicare con il subconscio, e credo ci si possa comunicare, ma per cessare la dipendenza da zucchero. Non credo nel modo più assoluto che lo si possa mangiare liberamente  pensando  sia sufficiente  togliere la credenza della sua azione dannosa:

  1. Bisogna saper comunicare con il subconscio, e non tutti hanno la capacità di comprendere che bisogna essere guidati; libri, DVD, you tube, non danno lo strumento che ho avuto io facendo il corso con un’istruttrice;
  2. Credo nei processi chimici oggettivi, un veleno è un veleno, la differenza della sua azione può essere dettata dalla potenza della sua tossicità in primis, oppure da  una forte o  debole costituzione.
  3. Credo sia stato dato un messaggio molto pericoloso. Spiegare che è possibile  mangiare tutto, basta togliere la credenza che questo o quel cibo faccia male, non è pensabile nemmeno da uno scienziato del calibro di Bruce Lipton. Inoltre  c’è da considerare che esiste un impatto ambientale (coltivazione, produzione, industrializzazione, ecc) che alcuni cibi hanno in modo importante ed evidente, inoltre lo zucchero è un cibo innaturale e queste dichiarazioni non si possono accettare.
  4. Un autorevole scienziato come il Dr. Lipton dovrebbe comunicare il buon senso a prescindere –  le buone pratiche, il corretto stile di vita, una corretta alimentazione, perché l’etica non va mai dimenticata. Se possiamo togliere la credenza che lo zucchero fa male, lo possiamo fare anche per la coca cola, per  quelle merende che contengono ingredienti innaturali,  e tutto quel cibo spazzatura che piace molto ma che, anche senza le credenze, fa malissimo a noi e all’ambiente.

Queste informazioni non vanno lanciate come coriandoli a persone che non hanno la cultura per coglierle (e lei lo spiega bene nell’intervista), perché ciò che si vuole trasmettere è possibile che non sia esattamente ciò che viene recepito, e, i danni che si creano, non si possono calcolare. Caro Dr. Lipton mi spiace aver letto da lei queste parole ….  molto!

Elena Alquati

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