Giovedì 7 aprile ho partecipato al primo incontro dei coordinatori del Dipartimento di Benessere Integrale della Pontificia Academia Internationale.  Sono stata da poco nominata coordinatrice del Coordinamento di Alimentazione e Benessere Integrale, formato insieme alla Dott.ssa Daniela Biserni e alla Dott.ssa Lisa Paganelli, e per questa occasione abbiamo redatto e presentato un documento dal tema a me molto caro: ”Il cibo adeguato è un diritto da tutelare”.  Un tema che durante questi due anni dell’era Covid, con l’associazione che presiedo L’Ordine dell’Universo, ho cercato di sostenere e sottoporre alla classe politica, ma senza risultati, anzi…: ”in questo momento è l’ultimo dei nostri problemi” – questo è quanto mi sono sentita dire.

Nel documento sono stati esposti quattro punti che in questa occasione ci sono sembrati prioritari, anche se molto di più ci sarebbe stato da esporre.

Questo è l’estratto di quanto presentato:

  • Alimentazione e salute pubblica
  • Cibo e costituzione
  • Alimentazione e ambiente
  • Scienza – marketing e politiche: un matrimonio da sciogliere

Impatto alimentazione sulla salute

Nel nostro Paese le malattie croniche non trasmissibili (MCNT) sono ritenute responsabili, per il 2010, del 92% dei decessi totali registrati[1]. Le MCNT[2] non solo pesano per oltre il 75% sul carico di malattia globale, ma anche sui costi, che si elevano al 70-80% del budget totale che i Paesi europei spendono per la salute, con aggravi difficilmente quantificabili. Questi dati, già molto allarmanti, sono purtroppo  destinati a peggiorare.

E’ però stimato che almeno l’80% di queste malattie, cancro compreso, si possano prevenire attraverso stili di vita più consoni all’uomo, alimentazione in primis.

Le linee guida ministeriali uscite a dicembre 2019, hanno evidenziato il rapporto tra corretta alimentazione e salute,  specificando che in Europa l’obesità è triplicata negli ultimi vent’anni, raggiungendo proporzioni epidemiche. L’Italia purtroppo, si pone ai primi posti nel tasso di obesità nei i bambini[3] di 7-8 anni, mentre tra gli adulti,  italiani in sovrappeso e obesi la percentuale arriva al  45,1% .

Le linee guida italiane sono dettagliate, esplicative, chiare e scientificamente aggiornate, ma non applicate. I punti essenziali espressi sono semplici e sensati:

  • Ridurre il carico di malattia : “… Ciò è particolarmente proprio dell’obiettivo sulla riduzione della mortalità prematura da malattie croniche non trasmissibili”.
  • Investire sul benessere dei giovani: “… promuovere una crescita responsabile e consapevole attraverso l’adozione di stili di vita sani …”
  • Considerare l’individuo e le popolazioni in rapporto al proprio ambiente: “si tratta di promuovere un rapporto salubre fra salute e ambiente contribuendo alla riduzione delle malattie (in particolare le malattie croniche non trasmissibili)….”
  • Tra i fattori di rischio determinanti (ma modificabili), sono citati: la globalizzazione, l’urbanizzazione, i fattori comportamentali (fumo, una scorretta alimentazione, insufficiente attività fisica).La globalizzazione è uno dei punti essenziali che come causa ha ciò che viene chiamata “transizione nutrizionale”, ovvero il passaggio verso regimi alimentari ad alto contenuto energetico.

Nonostante le  evidenti informazioni, il problema è destinato a peggiorare. Si vuole sottolineare inoltre l’importanza di un intervento da parte dei vertici della politica, necessario per la vigilanza e la difesa della salute dei cittadini italiani, interrompendo così la costante tutela che il governo adempie nei confronti dell’industria alimentare,  la quale deve essere invece chiamata in causa per aver contribuito allo stato di “malattia” attuale.

Cibo e costituzione

Esiste un legame indissolubile  tra il diritto ad una “adeguata” alimentazione e la nostra Costituzione. Nonostante non vi sia riportato un esplicito riferimento, da una lettura sistematica emerge una chiara copertura costituzionale del diritto al “cibo adeguato” che, pur non essendo configurato come diritto fondamentale è compreso tra “principi fondamentali” già consolidati.

Nel nostro ordinamento il diritto all’alimentazione è tacito e implica che, nel momento in cui la malnutrizione (sia in eccesso o mancanza di nutrizione) sia tale da degradare l’essere umano, si ha una violazione della dignità umana, e questa va tutelata.

L’Ordinamento[4] dovrebbe quindi reagire quando:

  1. Il livello di accesso al cibo di ogni persona non è tale da garantire una pari dignità sociale;
  2. La retribuzione dei lavoratori (artt. 36-37 Cost.) o le misure di assistenza e previdenza previste (art. 38 Cost.) non siano sufficienti ad assicurare una dieta nutriente e sana per garantire il diritto di salute e di sopravvivenza;
  3. Quando la libertà di iniziativa economica possa ledere il diritto di accedere al cibo adeguato (art. 41 Cost).

Alimentazione e ambiente

Nel rapporto Eat – Lancet uscito nel 2017, sono emersi una serie di dati di notevole importanza. L’evidenza risultata chiara  è di una civiltà  in crisi con un’ emergenza assoluta che riguarda il modo in cui la popolazione mondiale si nutre.

Per la prima volta nella storia,   l’essere umano si è de-sincronizzato dal pianeta e dalla natura; questa crisi incalza portando la Terra a limiti mai provati e minacciando sia l’essere umano che qualsiasi forma di vita esistente sulla pianeta.

Il sistema alimentare (produzione compresa) e lo stile di vita intrapreso negli ultimi 50 anni, sono i principali responsabili e stanno accelerando l’erosione naturale della biodiversità.

Questo rende necessario un cambiamento assoluto nel modo di mangiare del mondo intero, così da riportare uno sviluppo sostenibile,  senza dimenticare che esiste una parte del mondo che non ha cibo a sufficienza. E’ quindi ormai evidente l’ esigenza di promuovere un modello alimentare  universale, definendo stile di vita e alimentazione necessaria per il sostentamento dell’ecosistema unitamente alla salute dell’uomo.

Scienza – marketing e politiche: un matrimonio da sciogliere

La ricerca scientifica si è affiancata al marketing, facendogli indossare un vestito di autorevolezza e credibilità che non permette più, al consumatore, la possibilità di riconoscere un prodotto “veramente” sano.

Inoltre il continuo martellamento mediatico, ha fatto sì che si perdesse, soprattutto nelle ultime generazioni, la conoscenza della nostra cultura culinaria tradizionale confondendo la Dieta Mediterranea (patrimonio dell’Unesco) – basata su cereali integrali – legumi – verdure – con la dieta esistente oggi nel Mediterraneo, ovvero la dieta occidentale moderna, basata per lo più su cibi grassi – salati – raffinati e zuccherati.

C’è un altro punto importante da considerare, che probabilmente potrebbe essere la soluzione al problema:  rompere l’intesa tra profitti aziendali e interessi politici.

Esistono grandi poteri nell’industria alimentare scardinabili con l’aiuto della politica, che, intervenendo con leggi appropriate, potrebbero avere un grande impatto positivo su più livelli.  L’industria alimentare si avvale anche di una scienza che ha perso il senso della sua etica, creando prodotti  che possano far  scaturire desideri incontrollabili con il massimo fascino possibile potenziato dal marketing: tutto questo a discapito della salute e in nome del profitto. E’ più che mai necessario che si compia un grande sforzo da parte di tutti, per essere parte integrante della soluzione ad un problema che, al momento, non è ancora considerato come il più importante e urgente …. oppure è così che deve essere?

Obbiettivi di sviluppo

Si dovrebbe istituire un osservatorio comune che riguardi le politiche alimentari ad amp io spettro. Rivedere il piano formativo che coinvolge la sfera alimentare compreso l’aspetto agricolo e zootecnico. Sono necessarie azioni coordinate e sostenute attraverso i molti settori coinvolti: salute, agricoltura, ambiente, finanza, trasporti, sviluppo economico e pianificazione urbana.

Pensiamo sia necessario:

  • coerenza d’azione;
  • capacità e risorse per agire;
  • capacità organizzative;
  • attività di pianificazione e programmazione;
  • efficienza nella programmazione
  • Riformulazione didattica anche sul piano digitale;
  • costruire nuove coalizioni;
  • capacità di gestione dei conflitti;
  • intraprendere e gestire processi politici;
  • intraprendere una comunicazione strategica.

Ringraziamo il Dipartimento di Benessere Integrale della Pontificia Academia Internationale, nella persona della Prof.ssa Filomena Maggino per questa grande opportunità che, insieme al mio gruppo, cercheremo di utilizzare al meglio e per il bene comune.

 

Elena Alquati

Food consultant

[1] Fonte epicentro

[2] Malattie croniche non trasmissibili

[3] Fonte okkio alla salute

[4] “Il cibo” – avv. Benito Perrone