Elena Alquati, giudicare e giudizio: le mie riflessioni.

In Filosofia dell'alimentazione by Elena Alquati6 Comments



“quando tutti riconoscono che una cosa è bella,
un’altra diventa di conseguenza brutta.
Quando un uomo viene ritenuto buono,
un altro viene giudicato cattivo
Analogamente, l’essere e il non essere si equilibrano a vicenda,
il difficile e il facile si definiscono a vicenda,
il lungo e il corto si misurano a vicenda,
l’alto e il basso si fondano a vicenda,
ciò che sarà segue ciò che è stato”.
(Lao Tzu)
 

Perché partire con questa citazione di Lao Tzu? Mi  è sembrata un ottimo avvio per introdurre il concetto di giudizio.  Secondo l’Ordine dell’Universo non c’è bene e male, ma esiste yin e yang, due facce della stessa medaglia che si alternano vicendevolmente creando un antagonismo di assoluta complementarietà.

Oshawa scrive che la nostra felicità dipende dal nostro giudizio, ma il giudizio viene espresso in un ordine ben preciso, dal basso verso l’alto,  “verso la perfezione”:

  1. Giudizio fisico (meccanico e cieco)
  2. sensoriale (il gradevole e lo sgradevole)
  3. sentimentale (il desiderabile e l’indesiderabile)
  4. concettuale ( intellettuale, scientifico)
  5. sociale (della ragione sociale: morale ed economia)
  6. ideologico (del pensiero e del pensare – giustizia e ingiustizia)
  7. supremo (amore assoluto e universale che abbraccia tutto e che trasforma ogni antagonismo in complementarietà)

Le prime quattro tappe sono tipicamente  egoistiche, e, tralasciando le prime tre, per lo più attribuibili al bambino, vorrei focalizzare l’attenzione a partire dalla  quarta tappa, dove il giudizio sviluppa in noi  una dualità:  il bene e il male, il bello e il brutto, l’utile e l’inutile, il giusto e l’ingiusto, come pure tutte le concezioni naturali o scientifiche, fisiche, psicologiche; e così via sino ad arrivare all’ultima tappa, che ci porta alla comprensione dell’Ordine dell’Universo; tappa dove è possibile abbracciare tutte le opposizioni per unirle in una immensa  unificazione universale.  Perché è questo l’obiettivo, unire le diversità per creare una perfetta sinergia. Sembra utopia? No, io ci credo.

Uno sviluppo armonico ed evolutivo

Oggi abbiamo la tendenza a volere tutto e subito, ad imparare e subito diventare maestri, immetterci nel mondo del lavoro e subito volerlo conquistare. Di fatto, tutto deve crescere, maturare, e svilupparsi a tempo debito, e, per lo stesso motivo, non è possibile arrivare direttamente al giudizio supremo se prima non si passa attraverso  tutte le altre tappe; tappe che sono differenti fasi di un  unico giudizio,  e dal  più basso inizia la nostra crescita spirituale che avviene attraverso  le nostre esperienze così come dalle difficoltà della vita.

Ohsawa porta l’esempio di una pianta , la quale è composta da radici, steli, rami, foglie, ecc. Ecco, tutto questo è il Giudizio. Affinchè la sua parte superiore si sviluppi adeguatamente,  le radici devono essere ben piantate nella madre terra, diversamente non c’è un ordine e tutto diventa fasullo.  Le difficoltà ci radicano rafforzando ed evolvendo la nostra crescita verso il giudizio supremo, e la vita è in nostro allenatore.

Un eredità spontanea ed intrinseca

Per Ohsawa il giudizio è innato, ma la sua crescita può mutare in relazione all’ambiente biologico,  fisiologico e sociale, così come dall’educazione che abbiamo ricevuto. Ecco qui inizia il nostro cammino, che, a seconda degli elementi citati, può intralciare o facilitare la nostra ascesa al giudizio supremo. In alcuni di noi però, senza colpe proprie, lo sviluppo del giudizio non si completa e rimane fermo nelle tappe più basse, a prescindere dal ceto sociale.


Il fiore di loto,  è bello e nobile, elegante e pio. Ma le sue radici sono coperte dal fango più sudicio del fondo dello stagno, per produrre e nutrire questi bei fiori.  Chi adora i fiori ma odia le radici dimostra di avere una mentalità ristretta o superficiale .
“Più bella è la faccia, più brutto è il dorso.

Facoltà suprema di giudizio

Sappiamo quanto il cibo sia importante, sappiamo quanto sia importante sul piano della prevenzione,  come supporto alle cure mediche, e, in alcuni casi, come cura alle malattie, ma forse ignoriamo che la materia senza, passatemi il termine, “spirito”,  è come  un corpo esamine che cammina senza meta.

 L’uomo riceve energia dall’universo infinito e da madre terra, e la chiara ricezione di questi segnali dipendono dalla qualità del nostro corpo in senso biologico, che per gran parte dipende dalla qualità del nostro cibo, dalla tecnica di preparazione, dal suo assorbimento, da come mangiamo, e da come respiriamo.

L’etica e il suo significato

Un etica universale

Proseguendo per questa crescita, arriviamo all’etica. Etica,  dal greco ethos, costume abitudine, è quella parte della filosofia che si cura della condotta umana secondo ciò che è giusto o ingiusto; già ma chi lo stabilisce? Esprime un significato autentico non imposto da mode e dogmi, insegnati dalla vita moderna.  Secondo Ohsawa l’etica non predispone alla crescita del giudizio supremo, e chi si attacca all’etica ignora la conoscenza dell’Ordine dell’Universo:  “Quando si dimentica la grande via dalla quale tutti possono entrare nel regno dei cieli, si inventa l’etica”.  Si, ma l’etica è importante e sicuramente  è necessario stabilire una nuova etica, basata sul giudizio supremo, incoraggiante, positiva e pratica per tutti.

Il progresso è spinto da ciò che è regresso.

Il momento che stiamo vivendo è tremendo: il caos regna in ogni ambito, oltre ad un ambiente  inquinato, il cibo sempre più artefatto. La visione del mondo e della vita stessa deve innalzarsi  ad un giudizio più elevato, secondo il Principio unico, secondo l’Ordine dell’Universo. E’ l’era di una nuova educazione che riparta dal principio, che riparta dal “Vuoto”. Si deve ri-conoscere l’economia dell’universo ( in tutti i suoi aspetti),  così come l’economia del corpo umano. L’universo,  con tutti i suoi abitanti ne sono a conoscenza, l’uomo invece ha perso questo contatto; il suo giudizio si è oscurato a causa dell’educazione e delle abitudini  della vita moderna.

Bisogna ritrovare l’amore universale e la tolleranza, nessuna violenza e nessuna crudeltà.

Ma perché parlare di giudizio

Qualche settimana fa ho scritto un articolo su un hamburger vegetale preparato industrialmente. Il mio intento non era quello di schierarmi tra chi  era a favore e chi contro. Sinceramente io non lo mangerei mai e non mi interessa sapere se gli altri lo mangiano o meno. Il messaggio che volevo dare era di  portare consapevolezza nel consumatore,  di non fermarsi davanti al messaggio manipolatorio che il marketing vuole far passare, ma di approfondirlo e verificarlo.

L’articolo in questione

Ma tornando al mio articolo,  e facendo una profonda riflessione, ho capito di aver sbagliato su almeno due fronti, e per questo mi scuso con chi mi legge normalmente e in particolare con la casa madre del burger citato:

  1. ho dato un’informazione inesatta sull’olio di canola. È vero che proviene da una pianta di colza geneticamente modificata, ma l’azienda in questione usa l’olio di canola biologico, che proviene sempre dalla colza ma è stato ibridato dall’uomo più e più volte per poter modificare l’acido erucico  (cardiotossico) a valori innocui per l’uomo.  
  2. ho scritto una serie di articoli che, riflettendoci, sono stati scritti con un tono  arrogante, di giudizio appunto (questo va bene questo no),  anche se così non voleva essere; il mio intendo era informativo.

Riflessione

Ribadisco la mia contrarietà verso cibi innaturali, per me gli ingredienti devono essere ciò che ci dona la terra e non il frutto di scienziati che studiano le molecole vegetali per trasformarle in  un gusto animale.

Come ho già citato, il cibo deve avere uno “spirito” un’energia vitale, che viene trasmessa dal cielo e dalla madre terra, unitamente all’energia di chi lo prepara. Altre riflessioni le lascio a voi, io sento l’esigenza di proseguire la mia strada verso la consapevolezza di un giudizio più completo, con chi, anche se con pensieri diversi dai miei, abbia voglia di unire le disuguaglianze per creare un energia costruttiva.

Presa di coscienza

Questo errore, è stato per me un grande insegnamento e ringrazio.

Sono stata definita una sedicente blogger, così, gratuitamente, senza conoscermi e senza conoscere il lavoro che ho fatto in vent’anni, e ciò che mi ha fatto ancora più male è vedere che, persone che ritenevo amiche, hanno messo mi piace su questa affermazione.

Ci ho ri-provato dopo aver chiuso la pagina dell’Ordine dell’Universo, e riconfermo che il mondo di facebook non mi appartiene e non ci voglio più stare. Potete seguire il mio sito se lo desiderate, e iscriversi alla news letter, per ricevere articoli, ricette, eventi e corsi; io ci sarò.

#IODICOSTOP



Comments

  1. Sono interessata a seguirla perchè da tempo mi documento sul nesso cibo salute.

  2. Ciao Elena se ti ritiri fai il loro gioco. Ignorarli e continua. Ci sono persone come me che apparentemente non si schierano ma stimano molto il tuo giudizio.

    1. Author

      Cara Susanna, trovo facebook un mezzo eccezionale se solo fosse usato con criterio. La possibilità che ha di conoscere e di divulgare è immenso, e oggi sappiamo cose che diversamente non avremmo saputo. Sul piano professionale credo che sia arrivato a livelli insostenibili, senza contare l’impegno che ci si deve mettere per mantenere viva una pagina; la fatica è immensa è il ritorno è pari a 0. Non è un mezzo meritocratico, e io non riesco a concepire la sua filosofia, troppo lontana dai miei principi. Io continuerò a scrivere, e non voglio fare il gioco di nessuno, semplicemente non voglio violentarmi ogni giorno per cercare di farmi conoscere su un mezzo di comunicazione nel quale non credo. Ti abbraccio fortissimo Susanna!!

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