Consapevolmente in cucina

In Filosofia dell'alimentazioneby Elena AlquatiLeave a Comment

Sono andata a cercare il significato della parola consapevolezza, oggi così tanto di moda, e vorrei condividerne con voi da descrizione.

Un termine abusato

Consapevolezza: Derivato di con sapere, composto di con e sapere.

La spiegazione che ne segue è molto profonda, ma quanti ne conoscono il vero significato? E non parlo del significato letterario etimologico. Mi riferisco al significato interiore, perché questo termine è un fenomeno  estremamente intimo, di rilevanza essenziale. Non è definito come un semplice sapere o essere informati, è un termine che si dissocia anche dalla conoscenza più intellettuale.

Essere consapevoli è descritta come una condizione interiore, profonda, che si  fonde in un UNO coeso. E’ quel sapere  che si connette con l’etica dandole forma, rendendoci esseri autentici e virtuosi.

Diventare consapevoli non si impara e non si insegna; è la nostra costruzione, il nostro percorso di vita che può permetterci o meno di elevarci oltre la mera informazione, così da comprendere il valore della direzione intrapresa.

Chi diventa consapevole smette di subire, può affrontare e rielaborare con dignità ciò che gli è stato insegnato. Unirci in una consapevolezza partecipata rende possibile un agire comune.

Un legame in cucina

La nostra cultura in relazione al cibo è profondamente cambiata, in particolare negli ultimi 15 anni, e in un modo velocissimo, tanto da aver completamente perso le nostre fondamenta e ogni forma di saggezza.

L’uomo ha sempre saputo cosa mangiare, era intrinseco in lui, ma oggi è diventato l’atto più difficile e confuso a tal punto che necessitiamo di delegare ciò che dobbiamo mangiare a degli esperti.  E così, grazie al marketing (soprattutto televisivo), agli articoli scientifici spesso contraddittorie, alla notizia o articolo giunto (chissà come mai) al momento giusto, ecco che la confusione regna e cresce.

Gli organi legislativi stabiliscono linee guida (anche ben fatte), che all’atto pratico si rivelano aperte battaglie politiche che gestiscono il mercato del cibo.

E così l’essere umano si è completamente distaccato dal legame profondo che è sempre esistito con l’atto di cucinare con amore.

Corso on line per la prevenzione

Molti di voi conoscono questo corso, quanto meno ne conoscono l’esistenza. Quando  ho pensato a come svilupparlo avevo un unico dubbio:”quale sarà il messaggio che passerà attraverso la telecamera”. Ho profondo rispetto per il lavoro che svolgo, e soprattutto ho profondo rispetto per le persone che mi ascoltano, e il messaggio che cerco di trasmettere, è di rendere consapevoli chi mi ascolta, e che il cambiamento che stanno intraprendendo, o che decideranno di intraprendere, deve essere sentito nel cuore[1].

Non penso di aver raggiunto nel profondo il cuore di tutte le persone che hanno acquistato e seguito il corso “Prevenzione a tavola”,  ma oggi so che il messaggio che avrei voluto comunicare attraverso la telecamera  è stato trasmesso, e lo voglio condividere con voi.

Spero possa essere un inizio per quella consapevolezza condivisa per un agire comune:

“Ho terminato il corso da pochi giorni e ho lasciato “decantare” l’esperienza per cogliere al meglio ciò che mi ha trasmesso. La parola che mi piace usare è “consapevolezza”. Di tante cose. Di me che quando lavo le verdure compio un’azione che potrebbe essere fatta in maniera distratta, invece il corso mi ha svelato che l’amore di cui tanto parla Elena parte da lì. Quindi ho comprato una spazzola per pulire le verdure, e ho iniziato a compiere quest’azione non in maniera frettolosa, ma pensando che il cucinare, preparare cibo per me e la mia famiglia, parte da lì. Anzi parte da molto prima, dal negozio. Quindi ho ricominciato a comprare biologico. Ho acquistato per la prima volta il tofu per la mia prima ricetta consapevole, il tofu strapazzato, che abbiamo divorato. Ho fatto scorta di verdure biologiche e ho preparato il mio primo nishime di verdure, che ci ha nutrito e coccolato in una fredda serata invernale. Ho ascoltato il prof. Berrino parlare con tanta dovizia delle verdure, delle loro capacità di adattamento e di quanto la loro energia possa aiutarci, che quando le mangio mi sento “empowered”. Mi sono sentita normale quando lui stesso ha legittimato il desiderio del sapore dolce: si può vivere e sopravvivere a questo desiderio con la consapevolezza, ed imparando, come questo corso ha fatto con me, a guardare e fare le cose con attenzione. Quante cose nuove sono entrate nella mia vita. Ogni viaggio comincia con un primo passo, per questo grazie”.

Grazie a te di vero cuore!

Elena

[1] “la padronanza della vita è l’arte del cuore” – Lingshu ed. Jaca Book 


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